Decalogo 1

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Edizione26

Dove abita oggi il sacro?

di Davide Milani, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo

Dove abita oggi il sacro? Certo, nel tempio, nel rito, nella Parola rivelata, in chi cerca Dio e lo vive, lo testimonia. Ma brilla anche laddove il senso comune meno lo attende: nel corpo ferito, nelle nascite che restituiscono futuro, in chi porta speranza là dove sembra impossibile possa esserci, nei segni della provvidenza che invitano a confidare ancora nel bene.

Il cinema che il festival Tertio Millennio propone da trent’anni lavora proprio su questa soglia: mostra il visibile per lasciar intuire ciò che lo eccede. È la convinzione da cui nasce, per volontà di san Giovanni Paolo II: la cinematografia come luogo in cui l’uomo contemporaneo continua a fare i conti con il senso trascendente, anche quando non lo nomina.

Krzysztof Kieślowski, che questa edizione celebra a trent’anni dalla morte, ne resta un testimone limpido. La sua ricerca spirituale nasce da una ferita: la scoperta dell’uomo che, pretendendo di calcolare tutto, deve ammettere come la vita gli sfugga. Nella sua poetica il nome di Dio quasi non compare, eppure tutto rimanda a lui, come la grazia che arriva senza imporsi. Kieślowski non predica i comandamenti: ne mette alla prova senso e plausibilità nella vita concreta, là dove legge e misericordia si cercano.

Il compito della Chiesa nel cinema non è attribuire alle opere aggettivi di cattolicità, ma mettere in comunione le domande che esse sollevano con il cuore dell’uomo chiamato a destarsi dal torpore. Il sacro non si definisce, si riconosce. Il nostro festival esiste per offrire occasioni a questo incontro.

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