di Matilda Balboni, foto di Karen Di Paola
Ha avuto luogo tra le giornate del 5 e il 7 novembre la rassegna cinematografica interamente dedicata a giovani registi italiani under 35: Giovani Sguardi: Fragili Realtà, progetto realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Quattro sono stati i giovani registi, selezionati dai direttori artistici del festival Gianluca Arnone e Marina Sanna insieme alla redazione della Rivista del Cinematografo, che hanno portato in sala quattro diverse storie legate al tema della XXIX edizione del festival, inteso come esplorazione delle relazioni, dell’identità e dell’incontro tra differenze.
La prima regista a presentare la sua opera è stata Rossella Inglese, con Denise, un cortometraggio prodotto nel 2017 che segue la storia di Denise, appunto, adolescente ossessionata dal giudizio dei suoi coetanei e che attraverso l’occhio della telecamera, su una delle tante piattaforme social, guarda gli spettatori dritto negli occhi sfidandoli, provocandoli ma mostrandosi infine fragile. Durante il momento di confronto avvenuto dopo la proiezione, sono stati numerosi gli interventi dei ragazzi presenti in sala, studenti delle accademie romane DAM, Roma Film Academy e Accademia di Cinema e Televisione Griffith. Inglese ha raccontato l’avvento delle dirette social ricordando i primi approcci delle nuove generazioni e immaginandosi dunque cosa sarebbe accaduto quando quell’ostentamento fosse sfociato in immagini forti, nulla a che vedere con la realtà messa in scena tutti i giorni. Secondo elemento di discussione è stato lo stupro, la realtà inquadrata durante la diretta nel cortometraggio, che però ha reso partecipe lo spettatore in veste di testimone e poi di complice.



Sempre legato al mondo dei social è il cortometraggio Senza tenere premuto (2019), di Paolo Strippoli. La storia, sempre cavalcando l’avvento di una nuova impostazione social, inizia e si conclude nell’arco di una serata seguendo il profilo di Chiara, prima mostrato e gestito da lei e poi caduto nelle mani di un’inquietante presenza; la sua identità mascherata da filtri disumani, ormai padrona del suo telefono e poco a poco della sua vita. Qui, oltre al formato verticale scelto dal regista e un montaggio che altro non è che una sequenza di stories di Instagram, gli studenti hanno riflettuto con Strippoli, Chiara Vinci (Interprete di Chiara) e lo sceneggiatore Salvatore De Chirico, sulla sovrapposizione di identità, – quella digitale e quella reale, – sottolineando inoltre che, se da una parte gli spazi social tendono a occupare grandi quantità di tempo nutrendo un’attenzione debole e sempre più veloce, dall’altra, se usati a proprio vantaggio, potrebbero essere motore e veicolo di narrazioni meno dispendiose, ma comunque complesse.





Il barbiere complottista (2022), cortometraggio di Valerio Ferrara, invece, girato a ridosso del periodo Covid e sempre vicino alla comunicazione online, tocca una questione che, seppur meno trattata, ha suscitato non poco interesse. Ferrara racconta la storia di un barbiere caduto nel vortice delle teorie del complotto e il contagio di quelle stesse, prima ripetute ossessivamente e poi adescando tutta la famiglia e piano piano sempre più consensi. Il regista dialoga con gli spettatori riflettendo sulla differenza tra complottismo e tutte le credenze che gli ruotano attorno e di come chiunque, uomo medio o uomo di alta cultura, possa credere a storie, seppur assurde, ben organizzate e credibili, al punto di compromettere non solo la sua persona ma la quiete pubblica.


A chiudere la rassegna è stato il cortometraggio di Tommaso Santambrogio, L’ultimo spegne la luce (2021), una storia sviluppata in piano sequenza dove protagonista è un ingranaggio rotto, – una chiave che fisicamente non gira più e metaforicamente una coppia che si sta sgretolando. Santambrogio racconta la sua esperienza, prima da videomaker e solo dopo da regista, in giro per il mondo, per le accademie di cinema, che gli stanno strette, accumulando sempre più esperienze e sempre più stimoli per raccontare. L’autore, attraverso il racconto di una coppia che rimane chiusa fuori casa e scoppia discutendo di problematiche di tutt’altra portata, parla agli spettatori di ciò che gli sta a cuore, le relazioni umane, la fragilità di un rapporto e il meccanismo che lega o allontana le persone.



Si conclude con gli applausi del pubblico Giovani Sguardi: Fragili Realtà. Il progetto ha permesso di mettere in luce l’urgenza e la forza creativa delle nuove generazioni di registi italiani, ispirandone di nuovi. Attraverso i cortometraggi di Inglese, Strippoli, Ferrara e Santambrogio, la rassegna ha raccontato un cinema distante dai film che ad oggi si proiettano nelle sale, più intimo, caratteristico, riconoscibile; che si interroga sui temi dell’identità, del desiderio di essere visti, delle relazioni e dei confini tra reale e rappresentazione. Un cinema capace di trasformare la fragilità in sguardo complesso, e lo sguardo in incontro a più voci.













