Prendersi cura di sé, degli altri e del mondo

di Dott. Hamdan Al Zeqri, Delegato UCOII – Unione delle Comunità Islamiche d’Italia

Prendersi cura è un verbo della fede, perché la fede è una relazione con il Creatore che deve essere curata in ogni momento della giornata con la preghiera e con l’agire benevole verso ogni creatura.

Nella fede Islamica tutti i profeti si son presi cura di qualcosa e hanno anche insegnato a prendersi cura, il profeta Mohammed ci insegna: «Nessuno di voi è un vero credente finché non desidera per suo fratello quello che desidera per se stesso», amarsi si traduce concretamente nel prendersi cura di ogni aspetto della nostra sfera personale. Prendersi cura della propria: anima, cuore spiritualmente, mente con il sapere, del proprio corpo con la giusta e sana alimentazione, prendersi cura del proprio agire seguendo le virtù che la fede ci insegna.

Infatti, Il prendersi cura è uno dei 5 pilastri della fede. La zakat è il diritto del povero; una percentuale del patrimonio guadagnato dal ricco viene destinato agli altri, ai bisognosi. Attenzione, non è un’offerta volontaria, verso cui gli altri devono sentire gratitudine e debito.

Ad esempio: in carcere alcune volte incontro persone che odiano la vita e se stessi. Da ciò scaturisce un odio verso la società tutta, perché essi hanno perso la Speranza, la fiducia e l’autostima. Sono persone che vivono nell’angoscia e nell’ira verso il proprio passato pieno di ferite e traumi, con un progetto migratorio fallito, spesso anche legami familiari rotti e a volte anche con la comunità di appartenenza, abbandonati a se stessi, non più in grado di amarsi. Prendersi cura di una persona così, fragile e annebbiata dalla sofferenza, può salvare vite umane.

Il Sacro Corano: 17,70 ci insegna: «Abbiamo onorato il figlio di Adamo», onorare l’uomo, sia maschio o femmina, non è solo nel dono di renderlo la creatura più previlegiata, ma anche nell’attribuirgli il compiuto di vicario sura 2,30, non dominante o padrone ma costruttore, custode e Responsabile, colui che si prende cura. Ci esorta a un impegno costante verso la Terra affinché non sia bagnata di sofferenza; un impegno in cui ogni persona è chiamata a dare il proprio contributo. «Pensa globalmente, agisci localmente». Bisogna pensare su grande scala, avere uno sguardo che supera tutte le barriere, politiche, religiose o sociali perché, alla prova dei fatti, queste si rivelano fittizie. Lo abbiamo e lo stiamo ancora sperimentando con la pandemia, che viaggia per il globo superando tutti i tentativi di controllarne i confini. Quindi il primo impegno che si richiede è di agire in concreto, sul campo. Il prendersi cura di sé coinvolge anche gli altri. Diventa necessario assumere un buon comportamento per poter servire la volontà di Dio su di sé. Per esempio: chi lavora sul proprio autocontrollo riesce a gestire la sua rabbia verso gli altri. Diventa allora un avere cura di sé per avere cura degli altri. Le due cose sono strettamente correlate. È tanto il progresso raggiunto, ma altrettanto è il regresso. Questa sofferenza ambientale ci insegna che non siamo padroni ma ospiti, ecco perché il musulmano scandisce il tempo quotidiano con 5 momenti di preghiera. L’imam Hassan Aiyub dice: «la società è l’altare dell’adorazione di Dio»,  prendere cura e servire con gentilezza è un culto che raggiunge il settimo cielo.