«Non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri»

di don Giuliano Savina, Responsabile del Tavolo del Dialogo Interreligioso

Non si possono vivere legami veri con Dio, ignorando gli altri è un’affermazione di papa Francesco contenuta nel Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (2013).

Questa affermazione è come se fosse il fotogramma di una pellicola cinematografica, fissato su uno sguardo a lui caro: quello del samaritano che durante un viaggio, passando accanto a un malcapitato, vedendolo ne ha avuto compassione, non si è voltato dall’altra parte. Si è fermato, proprio perché ha visto, e in quel vedere ha avuto compassione, si è lasciato ferire. Appunto! Cum-patio: Patisce. Da qui nasce un’azione trasfigurante, che non è più quella di continuare il suo viaggio, ma quella di fermarsi, di prendersi cura, di fasciare le ferite con vino e olio, e di caricare sul suo giumento quella persona per portarla in un luogo sicuro. Insomma, se ne è preso cura.

Non sappiamo se quel samaritano fosse credente o non credente, quel che sappiamo è che si è fermato, mentre gli addetti alla vita religiosa no! Quasi a dire che non si possono vivere legami veri con Dio ignorando gli altri, anzi il vero legame con Dio, cioè l’appartenenza, il sentire e il gustare la presenza del mistero divino avviene proprio nella cura verso gli altri, grazie ai quali è possibile incontrare e conoscere l’Altro. Il Tertio Millennio Film Fest non è molto lontano dal promuovere un’esperienza capace di provocare un’azione come quella che abbiamo sopra descritto: nello scorrere della pellicola, fotogramma dopo fotogramma, si è coinvolti in un’azione che scaturisce da un vedere che la macchina da presa raccoglie perché non vada perduta, ma custodita per essere narrata con la vision che porta con sé.

Il vedere poi i film insieme a donne e uomini, anche di diverse fedi, ci permette di abitare un pluralismo religioso dentro il quale l’attenzione si focalizza su uno sguardo, il vedere insieme, cioè una visione dentro la quale nessuno si sente escluso perché appartenente a quell’umana fratellanza che ci accomuna nell’esperienza della vita: Ignorare gli altri è ignorare se stessi. Ogni volta, infatti, che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, e insieme esperiamo l’azione di vedere l’altro che sta davanti a noi, senza voltare lo sguardo dall’altra parte, ma lasciandoci ferire (cum-patio) da ciò che vediamo, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo al Dio UNO.