Lo sguardo nell’Altro, con amore fraterno

di Yahya Abd al-Ahad Zanolo, Delegato COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana

«Speriamo che tutto torni presto come prima!», spesso si sente ripetere, in merito all’auspicabile uscita dalla pandemia. La religione islamica insegna però a vivere ogni male come un’occasione di reazione verso il bene, reazione che deve condurre a una trasformazione delle nostre abitudini e a una maggiore qualità del carattere, delle nostre scelte.

Durante i momenti di lockdown nelle proprie case, i credenti di tutte le religioni hanno riscoperto sia i legami famigliari che, per la loro mancanza, anche i benefici e la bellezza della dimensione comunitaria dei riti. Ma con quale intenzione, con quale niyya (parola araba fondamentale della dottrina islamica) andiamo nei templi, sinagoghe, chiese e moschee, così come nei cimiteri e nelle abitazioni per pregare con altri fratelli e sorelle? Forse solo perché è meglio e più piacevole stare insieme che da soli? Anche nell’Islam sono indicati i grandi benefici spirituali della preghiera comunitaria, rispetto a quella individuale, ma al contempo viene ricordato nel Corano che «ovunque ti giri, lì è il Volto di Dio». Speriamo allora che questa riscoperta di vita comunitaria non dipenda solo dall’emergenza pandemica, né sia di carattere solo psicologico e sociale, per soddisfare il quale non servono né le religioni né i luoghi sacri.

Preghiamo che questo ciclo storico ci aiuti a riscoprire la pratica autentica della fratellanza come occasione di “scioglimento dell’anima” per dimenticarsi un po’ di noi stessi, secondo il senso di quanto affermato dall’Inviato di Dio Muhammad: «I credenti, nel loro amore, misericordia e benevolenza gli uni con gli altri sono come un corpo: se qualunque parte è malata, il corpo intero condivide l’insonnia e la febbre» (narrato da al-Bukhari e da Muslim). La benevolenza verso i fratelli e le sorelle e la gioia nell’incontrarli sono tra i tratti distintivi della futuwwa, “nobiltà spirituale”, come ricordato dal grande sapiente Abu Abd al-Rahman Al-Sulami, di cui proprio quest’anno si ricordano in tutto il mondo i 1000 anni dalla morte. La fratellanza, oltre che nell’aiuto concreto al fratello e sorella, può infatti servire anche come antidoto contro il rischio di un mondo individualista che crea barriere. Ora è il momento di continuare questa fratellanza come strumento di “cura” che attraverso l’aiuto e il rispetto reciproco nei momenti di difficoltà permette uno svelamento e un giovamento in nuovi cicli.