Il riflesso dell’Altro

di Claudia Di Giovanni, Delegata Filmoteca Vaticana, Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede

Secondo Giacomo Leopardi la siepe è l’ostacolo che ci impedisce di sollevare lo sguardo verso l’immensità. Ognuno di noi, concentrato su sé stesso, alla ricerca di un legame con l’infinito e l’eterno, con Dio, deve intraprendere un viaggio che superi un certo modo di pensare e agire, andando oltre pregiudizi e luoghi comuni.

La dimensione religiosa ha il valore di donare senso all’esistenza di tante persone che incontriamo sulla nostra strada e che, a ben vedere, ci lasciano sempre qualcosa.

Qualunque sia il credo, non è possibile incontrare Dio se non ci si apre all’altro. All’«Altro» con la A maiuscola, e a tutti gli altri che fanno parte della quotidiana esperienza di vita. I rapporti umani richiedono tempo, ma a volte basterebbe solo essere curiosi ed empatici per riuscire a capire chi è davanti a noi, permettendo all’altro di entrare nel nostro mondo e accettandolo nella sua alterità.

Possiamo accogliere l’altro o rifiutarlo, ma alla fine l’essenza di cui siamo fatti è la stessa. L’accoglienza è un atto di amore che può condurre all’ineffabile, che può aiutarci a capire molto anche di noi. Ma dobbiamo essere disposti a camminare insieme, a incrociare le nostre strade, ad abbracciarci, scontrarci, senza avere mai paura di perderci.

Di fronte alle tante sfide che abbiamo davanti, a ogni latitudine, solo la logica dell’accettazione e della condivisione nel segno dell’amore può donarci speranza.

Sant’Agostino ci indica la strada che arriva a Dio e che inevitabilmente passa per l’altro. Che aspetto ha l’amore? Ha le mani per aiutare gli altri. Ha i piedi per camminare incontro ai poveri e i bisognosi. Ha gli occhi per vedere la sofferenza e il bisogno. Ha le orecchie per ascoltare i sospiri e i dolori degli uomini. Ecco come appare l’amore. Anche con gli occhi fissi allo schermo, ci mettiamo di fronte a tanti altri, sperimentando l’empatia che abbatte le distanze.