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DISPONIBILE DALLE ORE 11:00 DI LUNEDÌ 1° MARZO ALLE ORE 11 DI MERCOLEDÌ 3 MARZO


Documentario
USA; 2020
col.
V.O. con sottotitoli in italiano

SOGGETTO: Simonetta d’Italia-Wiener
FOTOGRAFIA: Bruno Tiezzi
MONTAGGIO: Vito DeCandia
PRODUZIONE: T.J. Berden, Giovanni Morricone per Big Sur Pictures, Camino Productions NYC

SINOSSI
Unguarded ci porta dentro le mura dell’APAC (Associazione per la protezione e l’assistenza dei detenuti), il rivoluzionario sistema carcerario brasiliano incentrato sul pieno recupero e riabilitazione della persona. A partire dal 1970, il fondatore dell’APAC, il dott. Mario Ottoboni, fece volontariato in alcune delle peggiori prigioni del Brasile. Vedendo uomini e donne tornare spesso a una vita criminale una volta usciti di prigione, il dottor Ottoboni ha deciso di fondare il proprio sistema di giustizia riparativa. I risultati sono stati straordinari: mentre il tasso di criminalità e di recidiva hanno continuato ad aumentare nelle carceri pubbliche brasiliane, all’interno del sistema APAC sono diminuiti costantemente.

Dura meno di un’ora questo documentario che arriva dal Brasile, eppure c’è un mondo dentro. In una nazione dove le persone più fragili sono spesso umiliate e offese, Unguarded ci offre uno spiraglio di luce, raccontando con lucidità e passione un’esperienza virtuosa e certamente poco conosciuta da questa parte dell’oceano. La regista, di origini italiane, osserva la vita quotidiana dei recuperandos (i detenuti impegnati nel processo di recupero) che vivono e lavorano lì: non è solo la lodevole restituzione di una grande opera di volontariato, ma anche una storia umana e civile che esplora il metodo unico alla base di un sistema, ora presente in ventitré paesi in quattro continenti. C’è sempre una seconda possibilità, perché, come dice un detenuto, «nessuno sfugge all’amore».

NOTE DI REGIA
L’esperienza di Unguarded può essere spiegata più chiaramente con una delle storie vere raccontate nel film. Un detenuto, noto per le sue frequenti fughe dalle principali carceri brasiliane, è stato mandato in una struttura dell’APAC. Naturalmente in molti erano scettici su questa decisione e si aspettavano che sarebbe scappato il giorno successivo. Anche perché, dopotutto, non ci sono guardie che gli impediscano di andarsene. Ma uno dei volontari dell’APAC intuì l’opportunità di fidarsi del metodo e, cosa altrettanto importante, di fidarsi del detenuto. La mattina dopo il detenuto era ancora lì. E la mattina dopo. E la mattina dopo. Infine, alcuni volontari dell’APAC gli hanno chiesto perché lui, un detenuto noto per la fuga, non fosse fuggito dalla prigione dell’APAC. La sua risposta? «Nessuno sfugge all’amore». Come si può vedere nel film, le sue parole ora decorano una delle pareti della prigione. Unguarded mostra questo amore per l’essere umano e lo propone agli spettatori come una valida alternativa a un sistema che nella maggior parte dei casi è fallimentare.