GUARDA IL FILM

DISPONIBILE DALLE ORE 11:00 DI GIOVEDÌ 25 FEBBRAIO ALLE ORE 11 DI SABATO 27 FEBBRAIO


Drammatico
Lesotho; 2019
col.
V.O. con sottotitoli in italiano

INTERPRETI: Mary Twala Mhlongo (Mantoa), Jerry Mofokeng Wa Maketha (Suonatore di Lesiba), Makhaola Ndebele (Sacerdote), Tseko Monaheng (Khotso), Siphiwe Nzima (Pono)
SCENEGGIATURA E MONTAGGIO: Lemohang Jeremiah Mosese
FOTOGRAFIA: Pierre de Villiers
MUSICA: Yu Miyashita
SUONO: Pressure Cooker Studios
SCENOGRAFIA: Leila Walter
COSTUMI: Nao Serati
PRODUZIONE: Cait Pansegrouw, Elias Ribeiro per Urucu Media

SINOSSI
Nel Lesotho privo di affaccio sul mare, in un piccolo villaggio situato tra le montagne, una vedova ottantenne attende il ritorno del suo unico familiare vivente: suo figlio, un operaio immigrato che lavora in una miniera di carbone sudafricana. È Natale ed è atteso a casa. Alcuni funerei messaggeri le danno la notizia che il figlio è morto in un incidente in miniera. Consumata dal dolore, il suo desiderio di morire e ricongiungersi con la sua famiglia cresce costantemente. Vuole essere sepolta nel cimitero locale, insieme ai suoi cari. I suoi piani vengono interrotti quando apprende che il villaggio verrà mobilitato a forza e ricollocato a causa della costruzione di un bacino idrico. L’area verrà inondata e il cimitero profanato. La risolutezza di Mantoa è incrollabile e innesca nella comunità uno spirito collettivo di sfida. Nei drammatici momenti conclusivi della sua vita, la leggenda di Mantoa viene forgiata e resa eterna.

Stato indipendente da poco più di cinquant’anni, il Lesotho è una enclave all’interno del territorio del Sudafrica che, per la prima volta nella sua storia, partecipa agli Oscar, proponendo per il miglior film internazionale qualcosa di davvero spiazzante, magnificamente disorientante. È la storia di una comunità rurale e del suo esodo, un racconto che trascende la realtà, incrocia l’attualità, si colloca in una terra di confine tra la modernità e la natura, le tradizioni e il materialismo, la magia e la spiritualità, la vita e la morte. C’è già tutto nel titolo: non è una sepoltura, è una resurrezione. Una sfida al pubblico (occidentale) che chiede l’attenzione di uno spettatore disponibile e rivela la voce più unica che rara di un nuovo autore: rinnega la semplificazione in favore della complessità, abbraccia il mistero dell’indicibile esplorando il mondo che si staglia tra il reale e l’invisibile.

NOTE DI REGIA
Ancora oggi conosco ogni aspetto della casa di mia nonna: le pareti, il tetto di paglia, l’odore delle querce dopo la pioggia. Presto tutto questo non ci sarà più. Presto la casa sarà abbattuta e inondata, e l’acqua verrà incanalata nel cuore del Sudafrica. Intere comunità verranno cancellate in nome del progresso. Dimenticate in una marcia senz’anima verso il futuro. Non sono a favore o contro il progresso. Sono più interessato a mettere in discussione gli aspetti psicologici, spirituali e sociali che lo accompagnano. Vecchio e nuovo. Nascita e morte. Una reverenza ecclesiastica verso la terra. Attraverso gli occhi di Mantoa, vediamo che c’è una grande oscurità da affrontare, ma alla fine questa è una storia sulla capacità di resistenza e recupero dello spirito umano.