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DISPONIBILE DALLE ORE 11:00 DI MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO ALLE ORE 11 DI VENERDÌ 26 FEBBRAIO


Documentario
Francia; 2020
b/n
V.O. con sottotitoli in italiano

INTERPRETI: Rafael Goldwaser (voce di Mendele), Léopold Niborski (voce di Yitskhok)
SCENEGGIATURA: Arthur Borgnis, Anna Guerassimoff
FOTOGRAFIA E MONTAGGIO: Arthur Borgnis
MUSICA: Olivier Slabiak
SUONO: Robert Kopec (mixer sound)
PRODUZIONE: Anna Guerassimoff, Arthur Borgnis per Eternity Films

SINOSSI
Nel limbo della Yiddishland, due uomini narrano frammenti delle loro vite. Mendele è cresciuto in uno shtetl; tormentato dal peso delle tradizioni e animato da un feroce desiderio di libertà, scopre le idee socialiste e vede in loro un nuovo messaggio messianico. Il giovane Yitskhok vive nel ghetto di Vilnius; si ribella contro la sua miserabile condizione e fa della sua vita un inno alla speranza. Oylem è un viaggio poetico nel cuore della storia e dell’anima ashkenazita, che ci porta sulle tracce di questo mondo inghiottito.

Immerso in un commovente bianco e nero, quello di Arthur Borgnis è un omaggio agli ebrei ashkenaziti dell’Europa orientale, la Yiddishland compresa tra la Polonia, i Carpazi e i villaggi sul Mar Baltico. Un popolo finito nell’oblio, cancellato con la sua storia e le sue tradizioni, dalla furia dei pogrom nazisti: un crimine che non può essere rappresentato. Questa magnifica elegia funebre sceglie una strada più ardua e alla fine più rispettosa: ne riprende i villaggi, le case, gli edifici che ne hanno contenuto le vite, ora svuotati ma non vuoti. Si avverte la presenza. Indipendentemente dalle due voci fuori campo che si immagina appartengano a due testimoni di allora e la cui voce e la melodia delle parole si fonde con i suoni della natura, incatenandoci entrambi a una processione suggestiva di immagini.

 

NOTE DI REGIA
La Yiddishland si estendeva dal Baltico al Mar Nero, tentacolare nelle vaste pianure della Polonia e della Russia, sotto alle pendici dei Carpazi, annidato nelle valli della Mitteleuropa, era il continente in cui gli ebrei ashkenaziti vivevano prima che accadesse l’impensabile, l’inimmaginabile. Questa civiltà era caratterizzata da una cultura ricca ed estremamente diversificata, in cui tradizione e modernità convivevano e, talvolta, si scontravano. La lingua yiddish esprimeva l’anima di un intero popolo.

Oylem ci permette di ascoltare e vedere un mondo che è irrimediabilmente scomparso. Oylem – una parola yiddish che significa mondo, folla, eternità – offre un viaggio estremamente intimo. Due uomini, Mendele e Yitskhok, condividono con noi frammenti della loro vita. L’intimo si unisce alla grande Storia per illuminarci su un mondo che non esiste più. Oylem mostra luoghi privi della presenza umana, per trovare un modo di rappresentare cinematograficamente l’assenza, la scomparsa di questo mondo sommerso. Vaste pianure, boschi di betulle, shtetl abbandonati, scritte in lettere ebraiche logorate dal tempo, vecchie strade di Vilnius, di Varsavia sono i luoghi infestati dalle voci di chi un tempo vi abitava.