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DISPONIBILE DALLE ORE 11:00 DI MARTEDÌ 2 MARZO ALLE ORE 11 DI GIOVEDÌ 4 MARZO


Drammatico, Storico
Repubblica Dominicana-Portorico-Qatar; 2021
col.
V.O. con sottotitoli in italiano

INTERPRETI: Vicente Santos (Liborio), Karina Valdez (Matilde), Ramón Emilio Candelario (Popa), Fidia Peralta (Altagracia), Anderson Mojica (Eleuterio), Jeffrey Holsman (Capitano Williams), Gabriel Medina (Plinio)
SCENEGGIATURA: Nino Martínez Sosa, Pablo Arellano
FOTOGRAFIA: Óscar Durán
MONTAGGIO: Ángel Hernández Zoido, Nino Martínez Sosa
SUONO: Maite Rivera Carbonell
SCENOGRAFIA: Eumir Sánchez
COSTUMI: Palma Ruiz
PRODUZIONE: Fernando Santos Díaz, Nino Martínez Sosa per Guasábara Cine; in coproduzione con Balsié Guanábana Macuto, Quenepa Producciones

SINOSSI
Scomparso durante un uragano e poi misteriosamente “tornato”, il campesino Liborio inizia a praticare guarigioni miracolose in un villaggio ricavato su una radura. Il numero dei suoi seguaci cresce progressivamente, fino a formare una vera e propria comunità. Ma la quantità di persone radunata e l’enorme carisma dell’uomo finirà per attirare anche le attenzioni dei militari, decisi a porre fine a questa esperienza e a ristabilire il proprio ordine nella regione.

Non si finisce mai di scoprirlo, il “terzo cinema” (quel movimento transnazionale nato nell’America latina degli anni Sessanta, contro il neocolonialismo, il capitalismo, l’ideologia hollywoodiana), specialmente nell’epoca segnata dal “Papa venuto dalla fine del mondo” che con la sua stessa testimonianza porta nel mondo la voce delle periferie dimenticate. Certo, c’è una quota di coproduzione garantita dal Qatar, ma l’opera prima di Nino Martínez Sosa apre le porte di una terra a molti ignota e porta alla luce una parte nascosta della cultura, dell’identità, della memoria collettiva di un popolo. Tra profezie, rituali, preghiere, una sorprendente storia di rivolta che riesce a essere credibile nel narrare l’incredibile e, con pochi mezzi, restituire l’innocenza di un popolo (affamato non di solo pane), la simbiosi con la terra, il mistero del sovrannaturale, l’arroganza e la violenza del Potere.


NOTE DI REGIA

Liborio è un rito cinematografico che invoca e mostra la figura di un uomo che ha trasceso il tempo ed è diventato un mito. Un requiem che genera immagini e suoni che agiscono attraverso la sua forza per impressionare lo spettatore. Un cinema che funge da strumento di cambiamento per creare un atteggiamento empatico nella società.

Il film è basato sulla storia vera di Olivorio Mateo, un contadino dominicano che all’inizio del XX secolo mise insieme una comunità religiosa al confine dominicano-haitiano e finì per essere assassinato dalle forze di occupazione statunitensi. Si dice che egli non sia mai morto e, nel corso degli anni, nel Paese si sono formati diversi movimenti simili. La figura di quest’uomo è ancora oggetto di culto nel Sud dominicano ed esistono molte testimonianze di persone che lo hanno incontrato nella vita reale, nei sogni o attraverso la possessione.

Il mio interesse per la figura di Liborio è nato quando ho potuto constatare e condividere in prima persona la vita della comunità e il loro modo inclusivo di intendere la realtà. Tutto, e tutti, sono i benvenuti. Non hanno nulla, ma lo condividono. Contro le convinzioni che costruiscono muri per separare gli uni dagli altri, il Liborismo unisce e trova la sua forza in questa unione. Sono rimasto anche stupito dalla capacità di contenere l’idea del trionfo degli indifesi. Per sintetizzare il desiderio di cambiamento dei perdenti di un conflitto che si è combattuto nel corso dei secoli. Questo conflitto universale, legato al possesso della terra e al controllo che i contadini hanno sulla propria vita, è fondamentale per comprendere il Liborismo così com’è: la speranza che non muore mai. Dunque ho iniziato questa ricerca sulla nostra identità, incentrata in un momento molto particolare della nostra storia. Quando si è iniziato a misurare il territorio per destinarlo alla vendita, quando i contadini hanno iniziato la diaspora dalla campagna verso la città e quando gli Stati Uniti hanno assunto il ruolo di leader egemonico nel Paese. Partendo dalla domanda: in cosa credono queste persone? O ancora, in senso più ampio: chi sono? O meglio, chi siamo?

Il Liborismo si muove in un presente continuo e si adatta a qualsiasi situazione. Quella adattabilità, quel “fattore liquido” che aiuta la comunità a sopravvivere e a rimanere unita, è il motivo per cui abbiamo costruito un “film liquido”, con i suoi tempi che si sviluppano proprio come quello dei miti, con grandi ellissi che ne condizionano l’andamento della trama. Il film ha una struttura frammentata ed episodica. Di storie nelle storie. Pezzi di soggettività che seguono la forma rizomatica e disordinata che usiamo nei Caraibi per parlare, costruire idee e raccontare storie. Un ritratto poliedrico di una comunità, in cui servono tutti i pezzi per arrivare all’immagine finale.

Siamo convinti che il mito sia uno scrigno in cui vengono custoditi pezzi della memoria collettiva come fossero gioielli. Un fiume in cui la Storia scorre e si mescola ai sogni e ai desideri di chi l’ha vissuta, affinché gli altri possano riviverli ogni volta che ne esiste il bisogno. Ecco perché abbiamo assemblato questa pala d’altare di sette figure, acceso una candela e praticato questo rito, perché sentiamo che Liborio è sempre più necessario, e quindi, sempre più vivo.