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DISPONIBILE DALLE ORE 11:00 DI SABATO 27 FEBBRAIO ALLE ORE 11 DI LUNEDÌ 1° MARZO


Drammatico
Francia-Belgio; 2019
col.
V.O. con sottotitoli in italiano

INTERPRETI: Thomas Gioria (Paul), Fantine Harduin (Gloria), Benoît Poelvoorde (Hinkel), Laurent Lucas (Padre di Gloria)
SCENEGGIATURA: Fabrice du Welz, Romain Protat, Vincent Tavier
FOTOGRAFIA: Manu Dacosse
MONTAGGIO: Anne-Laure Guégan
MUSICA: Vincent Cahay
SUONO: Fred Meert
SCENOGRAFIA: Emmanuel De Meulemeester
COSTUMI: Florence Scholtes, Christophe Pidre
PRODUZIONE: Vincent Tavier per PANIQUE!, Manuel Chiche, Violaine Barbaroux per The Jokers Films

SINOSSI
Paul è un adolescente solitario che vive con sua madre nella clinica psichiatrica dove lei lavora come infermiera. Quando incontra Gloria, una nuova paziente dell’istituto sua coetanea, tanto problematica quanto solare, Paul se ne innamora follemente e decide di fuggire con lei, lontano dal mondo degli adulti.

Dopo Alleluja, un viaggio nelle zone oscure di una coppia, Fabrice du Welz torna ancora una volta a narrare le conseguenze di un’ossessione amorosa. Lo fa attraverso l’epopea di due ragazzi in fuga per realizzare un sogno di libertà. Immagini toccate dalla grazia di una profonda tenerezza si alternano a momenti di fortissima tensione. Girato in un 16 mm che lascia affiorare la densità terrigna del racconto, un film pieno di compassione e dolcezza che sta addosso ai suoi eroi, belli e dannati: sono Thomas Gioria (il bambino de L’affido, opera prima premiata nel 2017 alla Mostra del Cinema di Venezia), che incarna in maniera sconvolgente la fragilità di “una sorta di idiota di Dostoevskij”, e Fantine Harduin (scoperta in Happy End di Michael Haneke), straordinaria nel calibrare l’altalena delle sue emozioni. C’è anche Benoît Poelvoorde, in un ruolo che apre la possibilità della dimensionale trascendentale.

NOTE DI REGIA
Il punto di partenza era quello di realizzare un film raffinato. Una sorta di preghiera, di poesia, un rito iniziatico. Scegliendo gli adolescenti, si ha uno sguardo che non è più quello di un bambino ma neanche esattamente quello di un adulto. Innamorarsi a quattordici anni è devastante. È una sensazione così forte, potente, distruttiva, ma anche costruttiva e travolgente. Questo ragazzo sperimenta fino in fondo un amore totale, lo vive come un atto di fede. Volevo evitare la dolcezza, il lato moralistico e pieno di buoni sentimenti. Volevo un film che riflettesse la passione, lo sconvolgimento che questo ragazzo vive. Come Paolo sulla via di Damasco, è invaso dallo Spirito Santo. Con questo film ho voluto mettermi in gioco. So che può sembrare un cliché, ma volevo uscire dalla mia comfort zone. Voglio andare oltre. Essere destabilizzato. Entrare nel profondo di me stesso. Come tutti ho le mie barriere, dovute anche alla mia educazione, ma voglio distruggerle ed entrare nel mio intimo. Adoration mi permette di farlo. Questo è ciò che cerco come regista.