25 anni di Tertio Millennio Film Fest

di Mons. Davide Milani, Presidente Fondazione Ente dello Spettacolo

25 edizioni di Tertio Millennio Film Fest: un traguardo importante per il Festival nato nel 1997 su indicazione di papa San Giovanni Paolo II come luogo di dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale. Un’esperienza che in un quarto di secolo ha saputo rappresentare e scandagliare, mediante l’arte cinematografica, le vicende più consistenti che l’umanità si è trovata ad affrontare, creando al tempo stesso occasioni di incontro, conoscenza reciproca, condivisione, crescita. In una parola: autentico “dialogo”.

L’oggettivo dato di partenza per questi esercizi è l’insieme delle storie narrate da autori provenienti da ogni parte del mondo che hanno permesso una rilettura e il dibattito su tante vicende umane, sociali ed economiche che caratterizzano popoli e persone spesso dimenticate o non raccontate a partire dal dato più importante che ci caratterizza: l’umanità. Temi affrontati in questi anni grazie a migliaia di lungometraggi e cortometraggi nazionali e internazionali, molti dei quali spesso inediti in Italia, che nel corso degli anni sono stati proposti in rassegna o in concorso. Film che hanno contribuito a offrire un profondo e originale sguardo su temi problematici che hanno fortemente segnato la nostra epoca e sono indice di tante sofferenze per milioni di donne e uomini: guerre sempre ingiuste, frontiere divenute muri, differenze intese come discriminanti, donne non pari nella dignità, la “casa comune terra” resa sempre più inabitabile, la mancanza per molti di speranza e di “vita nuova”.

Negli ultimi dieci anni, Tertio Millennio Film Fest si è arricchito dell’anima del dialogo ecumenico e interreligioso, divenendo uno spazio reale dove fedi e culture differenti si sono incontrate con il desiderio di vivere un’esperienza di dialogo a partire proprio da questa esperienza artistica condivisa. Una volontà di dialogo che non ha sterilmente messo al centro se stessa, ma che si è fatta concreta e tangibile con il lavoro comune prima e durante il festival dei rappresentanti delle comunità protestanti, ebraiche e musulmane, a cui si sono aggiunte in seguito anche quelle di induisti e buddisti.

Un dialogo constante, che ha trovato nella sintesi del lavoro della Giuria Interreligiosa – quest’anno “affiancata” da due giurie tecniche (Giorgio Diritti, Andrea Pallaoro e Lisa Ginzburg per i lungometraggi; Maria Roveran, Paolo Strippoli ed Emanuela Genovese per i cortometraggi) – l’esito di un processo più alto di una media delle sue valutazioni. Questo 25mo è dunque un compleanno speciale, vissuto tra l’orgoglio di un traguardo importante e la ritrovata fiducia nella possibilità di un futuro buono, ora che l’emergenza sanitaria sembra aver esaurito il suo morso e ci vengono riconsegnati i luoghi e le occasioni del vivere sociale.

I film di questa ultima edizione – da Il Capitano Volkonogov è scappato a Rehana, Miracol o Al cento per cento –, con le loro vicende racchiuse dentro trame all’apparenza spezzate e invece solo sospese e in attesa di  compimento, ci ricordano che non c’è un filo interrotto della Storia, come pure alcune vicende epocali farebbero pensare, ma un nodo nascosto, non visibile, che tiene insieme e dà senso al corso della storia umana.