Edizione 2021

Adolescenti e Covid: un silenzio difficile da capire e sostenere

di Emanuela Confalonieri
professore ordinario in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, Facoltà di Psicologia Università Cattolica del Sacro Cuore

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Ciò che gli adolescenti da un anno a questa parte hanno perso o vissuto in modo limitato è davvero molto: la scuola, gli amici, i viaggi, lo sport, il divertimento, la possibilità di trasgredire e mettersi davvero in gioco. Tutti ingredienti necessari al loro crescere, alla loro costruzione identitaria a cui però poco si è pensato, sacrificandoli: spesso con poca considerazione degli effetti a breve, medio e lungo termine che queste restrizioni, queste condizioni di vita “innaturali” per un adolescente potranno avere sul loro benessere psicologico e sociale, ma che sul loro futuro formativo e lavorativo.

Nonostante questo sia il rischio che i più giovani stanno vivendo, essi sono fra le vittime meno considerate della pandemia, apparentemente invisibili, ostacolati nei loro percorsi formativi e lavorativi, compromessi nel loro benessere psicologico e relazionale.

E’ l’adolescenza età in cui è fondamentale relazionarsi coi propri pari, aumentare gli spazi di autonomia dalla famiglia, mettersi alla prova in vista dell’età adulta, progettare e sperimentare per capire le proprie passioni e decidere dove investire e impegnarsi negli anni che verranno: e tutto questo è stato fortemente limitato dalla situazione con conseguenze già evidenti sulla loro vita relazionale, sociale ed educativa come ben emerge dalla recente indagine  “Giovani ai tempi del coronavirus” condotta dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo.

Gli effetti sulla salute mentale dei ragazzi, a livello di depressione, demotivazione, atti autolesionistici, disturbi d’ansia, disturbi del sonno, instabilità emotiva sono già state documentate con allarmi e richieste di cura e attenzione al mondo sociale e politico.

Così come sono già state segnalate conseguenze  importanti derivanti dalla modalità di frequenza, ora in presenza ora a distanza, della scuola, con un incremento della dispersione scolastica, la caduta della motivazione allo studio e della qualità delle prestazioni scolastiche, la perdita di relazioni significative con i pari e con i propri insegnanti: la sensazione degli studenti, come riportato dell’indagine condotta da IPSOS per Save the Children, è di un anno “buttato via” e gli anni nell’adolescenza non possono essere buttati via, perché non possono essere recuperati.

Anche sull’uso delle tecnologie questi mesi hanno avuto importanti effetti: da una parte inevitabilmente i dispositivi mobili sono diventati sempre più presenti e necessari e hanno consentito di continuare a stare in contatto con gli amici, a sentirsi pensati e ascoltati, a poter giocare con loro, hanno resa possibile la scuola. I rischi di un uso eccesivo c’erano prima e permangono più forti ora. Ma è attraverso un’educazione ad  un uso ragionato e consapevole che porta conoscenza e relazioni che li aiuteremo a non abusarne, essendo queste modalità parte della vita, espressione del mondo di oggi.

Gli effetti dell’isolamento sociale e delle restrizioni possono dunque  esasperare malesseri e fragilità preesistenti e possono  farsi sentire in particolare in contesti familiari più vulnerabili e meno in grado di supportare i propri figli in questi mesi così atipici e confusi, dove viene a mancare anche la scuola spesso unico luogo di riferimento, occasione sociale di crescita e sviluppo per molti giovani.

Ci sono sfide e compiti che vanno affrontati in questi anni: non poterli affrontare o farlo in modo limitato ha conseguenze e di questo gli adulti dovrebbero preoccuparsi già ora. Gli adolescenti si sentono tristi, smarriti, amareggiati, sanno che le cose forse non torneranno come prima e l’incertezza che accompagna questi mesi non li aiuta a crescere e a desiderare di diventare grandi: anche il crescere sembra oggi essere un problema e ciò che di più naturale c’è, diventa proibito.

Abbiamo chiesto loro di rinunciare a molto: importanti riti di passaggio (l’esperienza dell’esame di stato e la successiva vacanza, i diciottesimi…), possibili nuove amicizie e relazioni sentimentali, la naturale e necessaria ricerca di contatto fisico, la possibilità di uscire di casa senza programmare, senza problemi…

Un silenzio troppo forte e troppo lungo che gli adolescenti cercano di sovrastare chiedendo di essere ascoltati: hanno percezione che qualcosa di grande sta loro capitando e chiedono di partecipare, di essere coinvolti: chiedono che i fondi e le risorse economiche prevedano interventi dedicati a loro per evitare che la situazione attuale allarghi una forbice di povertà economiche e formative che potrebbe esitare in giovani adulti psicologicamente fragili e con poche competenze per affrontare un futuro troppo incerto e confondente. Coinvolgerli quindi in progetti che riguardino la scuola, un uso consapevole dei social network, il ritorno ad una quotidianità differente ma non più paurosa, non lasciandoli più ai margini, ma ridando loro l’opportunità di crescere e di essere nonostante tutto adolescenti e futuri giovani adulti.