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Kairos vince il XXII Tertio Millennio Film Fest

Al cinema Trevi la cerimonia di premiazione. Trionfa il regista Paul Barakat con un dramma non convenzionale sulla boxe.

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Il film drammatico Kairos di Paul Barakat è il vincitore del Premio Tertio Millennio 2018, attribuito nell’ambito della XXII edizione del Tertio Millennio Film Fest, organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. A Mother Fortress di Maria Luisa Forenza la Manzione Speciale della Giuria. La cerimonia di consegna del riconoscimento si svolge oggi sabato 15 dicembre alle 17.30 presso il cinema Trevi.

 Kairos è il primo lungometraggio di Paul Barakat, che ha scritto, prodotto e diretto numerosi e pluripremiati cortometraggi, tra cui Fragments (2004) e Gish, un progetto multimediale sulla fantascienza che includeva anche un fumetto realizzato in collaborazione con Marcelo Baez, artista della scuderia Marvel. Ha ricoperto il ruolo di Responsabile della didattica presso l’International Film School di Sydney (ora AFTT), la stessa scuola di cinema in cui si è laureato.

Kairos è un dramma non convenzionale sulla boxe con la straordinaria e innovativa interpretazione di Chris Bunton, un attore affetto dalla sindrome di Down, come Danny il protagonista del film che decide di dedicarsi all’arte della boxe nella speranza di essere accettato e ottenere rispetto. Purtroppo, però, durante una sessione di allenamento con il suo trainer John, un ex pugile, si verifica un violento incidente. Di conseguenza, i due uomini si trovano ad affrontare le loro paure più profonde. “Troppo spesso nel cinema i personaggi con disabilità sono relegati a ruoli minori e, ancora più spesso, sono interpretati da artisti senza disabilità. In generale sembra quindi esserci un malinteso su ciò che gli attori e i cineasti con disabilità sono in grado di fare e spesso questo ha significato che la comunità è stata emarginata e/o travisata. Kairos mira a distruggere gli stereotipi e a promuovere l’inclusione.” (Paul Barakat nelle Note di regia).

Il premio è stato assegnato da una giuria interreligiosa presieduta da Claudia Di Giovanni, Delegato Filmoteca Vaticana, e composta da Ali Ben Mohamed, Delegato UCOII – Unione delle Comunità Islamiche d’Italia; Sira Fatucci, Delegato Il Pitigliani – Centro Ebraico Italiano e UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Elena Ribet, Delegato Associazione Protestante Cinema “Roberto Sbaffi”; Filippo Riva, Delegato Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Yahya Abd al-Ahad Zanolo, Delegato COREIS – Comunità Religiosa Islamica Italiana; Pavel Zelinski, Delegato Chiesa ortodossa, con questa motivazione: Kairos scardina lo stereotipo della sindrome di down come limite fisico, mentale, psicologico, relazionale e sociale. Ma Kairos ci mostra anche i diversi livelli dell’amore e dell’amicizia, con tutte le storture che la debolezza umana porta con sé.  Ci svela, infine, come si possa amare il prossimo soltanto amando prima se stessi: la vera forza esistenziale sta nel coraggio di essere fedeli ai propri valori e alle proprie visioni, nell’accettare le sconfitte e imparare da esse, nell’amor proprio che porta ad evolvere, a riscattarsi, a migliorarsi e ad essere un buon esempio di vita per gli altri”.

La giuria ha inoltre attribuito una Menzione Speciale a Mother Fortress di Maria Luisa Forenza. È la storia della Madre Carmelitana Agnes, che assieme a monaci e monache di diversi continenti affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo Monastero, situato ai piedi di montagne al confine con il Libano dove Al-Qaeda e ISIS si nascondono. Nonostante sia esso stesso bersaglio di attacchi terroristici, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di una guerra fratricida che dal 2011 ha prodotto caos e devastazione dal nord al sud della Siria. Si legge nelle motivazioni: “In questo documentario emerge la capacità della regista di creare varchi di luce nel dramma della guerra in Siria. Nonostante il tempo delle bombe, le violenze, lo strazio dei sopravvissuti di fronte ai morti e alla morte, nonostante tutto, sono vivi i riflessi dello spirito, della disperazione che diventa speranza, dell’orrore che diventa perdono, della rassegnazione inerte che diventa ostinazione per un progetto più alto di condivisione, di riscatto dell’amore, di pace, fratellanza e sorellanza”.

I film in competizione erano 9, provenienti da luoghi fra loro molto lontani. Hanno affrontato questioni scottanti su cui spesso ci si divide: guerra, fondamentalismo religioso, famiglia, accoglienza, dialogo. Sono temi sui quali il festival ha voluto invece promuovere un dialogo per trasmettere un messaggio importante: il cinema ci avvicina all’altro.

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